Prezzi e consumi

Osservatorio Prezzi e Tariffe   DGAM
Newsletter online dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe
N. 09/2010 Roma, 28 Ottobre 2010
Indice

� Presentazione

� In sintesi

� Confronto con l’Europa

� I prezzi di ristoranti e bar

� I prezzi più “caldi” e più “freddi”

� I consumi

� La spesa delle famiglie italiane

� I prezzi dei prodotti energetici
Presentazione

Questa Newsletter ha cadenza mensile ed è rivolta a consumatori, associazioni di categoria ed istituti di ricerca. Offre dati e analisi sulle più recenti dinamiche dei prezzi e dei mercati attraverso una sintesi iniziale e successive sezioni di approfondimento.

La Newsletter, curata dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe della Direzione Generale per il Mercato, la Concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa tecnica del Ministero per lo Sviluppo Economico, si apre con il confronto della dinamica inflazionistica italiana con quella dell’Area Euro. In questo numero è stato inserito un approfondimento sulla dinamica dei prezzi di ristoranti e bar.

Una sezione è dedicata all’analisi dei beni e dei servizi che hanno pesato di più sull’inflazione (top) e di quelli che, viceversa, hanno contribuito maggiormente a contenere l’aumento complessivo dei prezzi (bottom) in Italia.

La sezione successiva contiene una disamina sull’evoluzione della propensione al risparmio delle famiglie italiane e del reddito disponibile, cui fa seguito un approfondimento a livello territoriale sul trend dei consumi finali delle famiglie italiane.

Un capitolo è dedicato ai mercati energetici nazionali ed internazionali, attraverso l’analisi del tasso di cambio euro-dollaro, del prezzo del Brent e del prezzo industriale e finale della benzina e del gasolio in Italia e nei principali Paesi europei.

Ulteriori informazioni relative ad un ampio set di indicatori sulle più recenti dinamiche inflazionistiche sono consultabili direttamente sul sito www.osservaprezzi.it.

In sintesi

* • A settembre, il tasso d’inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro è pari all’1,8%, in aumento rispetto all’1,6% di agosto; in Italia, il tasso di inflazione calcolato in base all’indice armonizzato scende all’1,6%, dall’1,8% del mese precedente. Conseguentemente il differenziale inflazionistico con l’Area dell’Euro è a favore dell’Italia attestandosi a 0,2 punti percentuali.
* • In Italia il rincaro dei prezzi di ristoranti e bar nel corso del 2009 è stato lievemente più elevato rispetto alla media dei Paesi dell’Area Euro: i prezzi di listino sono aumentati in misura superiore nel Regno Unito, in misura inferiore in Francia, Germania e Spagna.
* • Dall’analisi dei dati Istat (indici NIC) di settembre, gli incrementi dei prezzi più elevati riguardano alcuni carburanti (Gpl e gasolio) e alcuni beni alimentari freschi (tra cui limoni e pomodori da sugo). Tra le voci in ribasso più marcato si segnalano gli alimentari lavorati di acquisto frequente, quali olio di oliva, zucchero e pasta di grano duro.
* • Nel secondo trimestre 2010 la propensione al risparmio delle famiglie italiane (definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il reddito disponibile) è tornata a crescere in termini congiunturali, attestandoli al 12,7% dal 12,4% del trimestre precedente. Il valore è però inferiore di 1,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
* • Secondo le stime di contabilità territoriale dell’Istat, nel 2009 la crisi economica si è fatta sentire in modo pesante sui consumi delle famiglie soprattutto nel Mezzogiorno. In tutte le aree del Paese i consumi, in termini quantitativi, sono diminuiti sono diminuiti rispetto all’anno precedente: le famiglie del Nord-Est hanno evidenziato la riduzione della spesa relativamente più contenuta.
* • Negli ultimi mesi il petrolio Brent pare stabilizzarsi intorno ai 60 euro al barile. Il greggio di riferimento europeo sembra ridurre la propria volatilità anche a causa dell’apprezzamento della divisa europea rispetto al dollaro. Il tasso di cambio euro/dollaro, infatti, è passato da 1,2 di giugno a 1,4 in ottobre.
* • Il prezzo industriale della benzina a monte di tasse ed accise è in lieve calo, da 0,566 a settembre a 0,563€/lt (media parziale di ottobre). In leggero rialzo il prezzo del diesel, che passa da 0,593€/lt di settembre a 0,595€/lt. I dati di ottobre presentano, inoltre, una significativa diminuzione dei differenziali di prezzo di benzina e diesel rispetto alla media dell’Area Euro.
* • In calo il prezzo alla colonnina della benzina 1,352 €/litro, per la quale si registra, comunque, un aumento del 7% rispetto a ottobre 2009, mentre è in lieve ripresa il gasolio a 1,222€/litro. Tasse ed accise italiane di entrambi i carburanti risultano quasi sempre inferiori a quelle imposte negli altri Paesi europei.
*
* Le informazioni sono aggiornate al 22 ottobre 2010

Torna all’Indice
Confronto con l’Europa
A SETTEMBRE 2010 LA DINAMICA DEI PREZZI SCENDE IN ITALIA, MENTRE SALE LEGGERMENTE NELL’AREA EURO
Prezzi al consumo (indici armonizzati) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Eurostat – Clicca per ingrandire

A settembre, il tasso d’inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro registra una variazione pari al +1,8%, in leggera salita rispetto al +1,6% di agosto 2010. Il dato medio riflette un’accelerazione del processo inflativo nei principali Paesi. In Germania la dinamica su base annua dei prezzi sale dall’1,0% di agosto al +1,3%. In Francia l’inflazione tendenziale sale dall’1,6% di agosto al +1,8%. In Spagna il tasso d’inflazione passa dal +1,8% di agosto al +2,1%.

In Italia, a settembre il tasso di inflazione calcolato in base all’indice armonizzato si attesta al +1,6% in discesa rispetto all’1,8% dei due mesi precedenti. Il differenziale con l’Area dell’Euro diventa negativo pari a -0,2 punti percentuali dopo il +0,2 registrato in agosto.
Ancora sensibile, se pur in discesa, è invece il divario del nostro Paese con l’Area dell’Euro con riguardo all’inflazione di fondo (calcolata cioè al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi) che nell’Area dell’Euro a settembre resta, rispetto a dodici mesi prima, sul +1,0% segnato in agosto mentre in Italia scende in settembre all’1,5% rispetto all’1,7% segnato ad agosto 2010.
Il divario tra Italia ed Area dell’Euro per headline inflation e core inflation riflette la più contenuta dinamica dei beni energetici e la più sensibile crescita dei prezzi dei servizi nel nostro Paese.
Nel nostro Paese i beni energetici aumentano in settembre rispetto allo stesso mese del 2009 del 4,7% (era +4,2% in agosto) mentre nella media dei Paesi dell’Euro aumentano del 7,7% (+6,1% in agosto rispetto a 12 mesi prima). Più moderata è anche in Italia l’inflazione per i beni alimentari non lavorati (+0,4% in settembre rispetto a dodici mesi prima, era -0,2% in agosto), mentre nella media dell’Area Euro i prezzi continuano a crescere (+2,5%, era +2,4% in agosto).
Confronto Italia vs. Area Euro – i 10 gruppi di prodotto con l’inflazione più favorevole all’Italia (settembre 2010, variazioni sullo stesso mese dell’anno precedente, indici armonizzati) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Eurostat – Clicca per ingrandire

A settembre la dinamica tendenziale dei prezzi dei servizi decelera lievemente in Italia (+1,8% era +2,0% in agosto) mentre resta stabile nella media dei Paesi che adottano la moneta unica (+1,4% come in agosto).

Confronto Italia vs. Area Euro – i 10 gruppi di prodotto con l’inflazione più sfavorevole all’Italia (settembre 2010, variazioni sullo stesso mese dell’anno precedente, indici armonizzati) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Eurostat – Clicca per ingrandire

Divari sostanzialmente modesti nell’inflazione media con i Paesi dell’Euro sottendono, peraltro, sensibili differenze per singoli gruppi di beni e servizi. In settembre, il differenziale inflazionistico a favore dell’Italia risulta particolarmente significativo per alcuni prodotti: in testa alla graduatoria si trovano i combustibili liquidi, l’elettricità, gli ortaggi e la frutta.

Per converso, il differenziale inflazionistico è particolarmente sfavorevole all’Italia per i seguenti gruppi di prodotti: raccolta delle acque luride, gioielli ed orologi, trasporti di passeggeri per ferrovia, fornitura dell’acqua.
Torna all’Indice
I prezzi di ristoranti e bar
NEL 2009, IN ITALIA I PREZZI CRESCONO IN MISURA LEGGERMENTE SUPERIORE RISPETTO ALLA MEDIA DEI PAESI DELL’EURO
Prezzi di ristoranti, bar e simili (indici armonizzati) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Eurostat – Clicca per ingrandire

In ambito europeo, nel corso del 2009, i rincari dei ristoranti e bar, in base all’indice armonizzato, sono stati, per i consumatori italiani, leggermente più onerosi rispetto alla media dei Paesi dell’Euro.
Nella media dei Paesi dell’Unione monetaria, i prezzi di listino di questa tipologia di pubblici esercizi sono aumentati del 2,2%, in Italia del 2,4%. Negli altri principali Paesi europei si sono registrati, invece, aumenti di entità differenziata: in Francia i prezzi sono aumentati dell’1%, in Germania del 2%, in Spagna del 2,1%, nel Regno Unito del 3%.

A partire dalla seconda metà del 2009 il differenziale inflazionistico a sfavore dell’Italia si è significativamente accresciuto, per poi tornare a ridursi nei mesi più recenti: a settembre 2010 il suo valore è stato pari a 0,6 punti percentuali.

Nei primi nove mesi dell’anno corrente, mentre in Italia i prezzi salgono su base annua del 2,1%, nell’Area Euro si evidenzia mediamente un rincaro significatamene inferiore, pari all’1,2%.
In Francia sono scesi dello 0,4%, mentre in Germania sono aumentati dell’1,2%, in Spagna dell’1,1%, nel Regno Unito del 3,1%.
Torna all’Indice
I prezzi più “caldi” e più “freddi”(1)
PER LIMONI E GPL RINCARI SUPERIORI AL 20%
Indici dei prezzi al consumo per l’intera collettività – settembre 2010 (variazioni sull’anno precedente) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Istat, posizioni rappresentative – Clicca per ingrandire

Gli incrementi maggiori dei prezzi di settembre (rispetto alla stabilizzazione del tasso di inflazione, pari al +1,6% come in agosto) riguardano i limoni (+23,8%), il GPL (+20,7%) e i pomodori da sugo (+13,5%).

Aumenti importanti si rilevano anche con riferimento al gasolio per auto (10,4%) e per altri prodotti alimentari: ananas (11,5%), agli (11,2%), pompelmi (9,2%), cipolle (8,2%), patate (7,5%), pesce fresco di acqua dolce (6,4%).

Nel loro insieme i 10 prodotti pesano per l’1,9% sul totale dei consumi delle famiglie e contribuiscono per il 14,4% all’aumento complessivo dei prezzi di settembre.

(1) Le elaborazioni fanno riferimento ad una selezione di 199 posizioni rappresentative sulle 521 del paniere Istat 2010. Le posizioni rappresentative sono un insieme di beni e servizi che costituisce il maggior livello disponibile di disaggregazione.
GLI APPARECCHI TELEFONICI GUIDANO I PRODOTTI IN RIBASSO
Indici dei prezzi al consumo per l’intera collettività – settembre 2010 (variazioni sull’anno precedente) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Istat, posizioni rappresentative – Clicca per ingrandire

La pausa dell’inflazione di settembre risente soprattutto del calo dei prezzi degli apparecchi per la telefonia mobile (-8,1%), fissa (-4,9%) e della frutta (-5%).

Risultano, inoltre, in calo anche i prezzi dell’olio extravergine di oliva (-3,1%), dell’olio di oliva (-2,6%), dello zucchero (-2,3%), della pasta di grano duro (-2,1%), degli ortaggi (-1,9%), dei gelati e dell’olio di mais (-1,5%).

I primi 10 prodotti in diminuzione rappresentano il 3,5% della spesa delle famiglie e forniscono un contributo al rallentamento dell’inflazione generale pari a 0,130 punti percentuali.
Torna all’Indice
I consumi
TORNA A CRESCERE LA VOGLIA DI RISPARMIO DELLE FAMIGLIE ITALIANE, IN AUMENTO ANCHE I CONSUMI
La propensione al risparmio e il reddito delle famiglie italiane – Fonte: Elaborazione Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Istat – Clicca per ingrandire

Nel secondo trimestre del 2010 la propensione al risparmio delle famiglie è risultata pari al 12,7%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma inferiore di 1,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato dello 0,8%, a fronte di un incremento del 2,3% della spesa delle famiglie per consumi finali.
Il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre ha registrato una riduzione dello 0,7% rispetto al secondo trimestre del 2009.
Torna all’Indice
La spesa delle famiglie nelle regioni italiane
NEL 2009 IN FLESSIONE LA SPESA DELLE FAMIGLIE SOPRATTUTTO NEL MEZZOGIORNO
Spesa delle famiglie per ripartizione territoriale (dati percentuali) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Istat – Clicca per ingrandire

Secondo i dati di contabilità territoriale di fonte Istat, il Mezzogiorno è la ripartizione geografica dove nell’ultimo anno la crisi economica si è fatta sentire di più nelle tasche delle famiglie.
Nel 2009, rispetto all’anno precedente, la spesa delle famiglie italiane in termini di volume si è ridotta dell’1,7% nel Nord-Ovest, dell’1% nel Nord-Est, del 2,1% nel Centro e del 2,8% nel Mezzogiorno, a fronte di un valore medio nazionale pari all’1,9%.

Facendo un confronto con i dati relativi all’anno 2000, si evidenzia che il Mezzogiorno è l’unica area del Paese dove le famiglie hanno subito una contrazione dei consumi in termini di volume (-1,4%) negli ultimi dieci anni.
Nelle altre aree la crescita registrata non è però particolarmente elevata: la performance migliore è quella del Nord-Est, pari al 4,7%, che corrisponde ad un poco soddisfacente incremento medio annuo dello 0,5%.
Spesa delle famiglie per regione (variazioni percentuali) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Istat – Clicca per ingrandire

Nel 2009, rispetto all’anno precedente, nel Nord-Ovest il calo dei consumi è superiore alla media di ripartizione, in Lombardia (-1,9%) e più lieve in Piemonte (-1,5%).
Nel Nord-Est la spesa delle famiglie presenta andamenti differenziati a livello regionale: in Veneto il calo è più accentuato (-1,8%), mentre in Friuli Venezia risulta più contenuto (-0,1%).
Al Centro è il Lazio a segnare il risultato meno negativo (-1,2%, contro il -2,1% della ripartizione). Nel Mezzogiorno i consumi mostrano una sostanziale tenuta in Basilicata (-0,4%), mentre scendono fortemente soprattutto in Calabria (-4,1%), Puglia (-3,5%) e Sicilia (-3,1%).

Rispetto all’inizio del decennio, in nessuna regione italiana le famiglie hanno sperimentato una crescita media annua dei propri consumi finali che si avvicini all’1%. In cinque regioni il trend è stato addirittura negativo: tra queste soltanto la Liguria è localizzata al Nord del Paese.
Torna all’Indice
I prezzi dei prodotti energetici
IL PETROLIO A 60€/BARILE, L’EURO TOCCA QUOTA 1,4 RISPETTO AL DOLLARO
Prezzo del petrolio Brent e cambio euro-dollaro – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati del U.S. DOE e Banca Centrale Europea – Clicca per ingrandire

Nel corso del 2010, le quotazioni del petrolio Brent sono salite da 50 euro al barile fino ad un massimo di 66 €/bbl registrato agli inizi di maggio, per poi oscillare tra i 56 ed i 63€/bbl nei mesi successivi. Da settembre il greggio di riferimento europeo sembra stabilizzarsi su valori compresi tra 59 e 61€/bbl.

Quotato in dollari, tuttavia, il Brent presenta oscillazioni maggiori, essendo passato da 84 a 70$/bbl nel mese di agosto, per risalire fino a 85$/bbl della prima settimana di ottobre. Il 21 ott-2010 un barile costava 82$. Complessivamente, dall’inizio dell’anno il greggio, quotato in euro, è aumentato del 12%.

Sul mercato dei cambi, nel primo semestre 2010, il rapporto fra la divisa statunitense e quella europea è passato da 1,44 a 1,2 dollari per euro, mentre nel secondo si nota una chiara inversione della tendenza che ha riportato il tasso a 1,4. Da giugno 2010 l’euro si è, dunque, apprezzato del 17% rispetto al dollaro.
LIEVE CALO DELLA BENZINA INDUSTRIALE E RIALZO DEL DIESEL
Prezzo industriale della benzina (€/litro, medie mensili) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

In Italia, la media parziale alla terza settimana di ottobre del prezzo della benzina a monte di tasse ed accise è 0,563€/lt (era 0,566 a settembre), corrispondente ad un aumento del 16% su base annua (più ridotta la crescita da gennaio, +3,7%). L’analisi comparata rivela come il prezzo industriale della benzina italiana sia allineato a quello della Spagna, ma superiore di circa 5 centesimi rispetto a Germania e Francia. Il divario sale a 9 €cents rispetto al Regno Unito.

Differenziale Italia – Area Euro del prezzo industriale della benzina (€ cent/litro, gen-2008-ott-10) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

Analizzando il differenziale assoluto tra il prezzo italiano e quello della media dell’Area Euro, ad ottobre si evidenzia un calo da 4,1 a 3,7 €cent/litro, tale valore rispecchia la media annuale del differenziale di prezzo Italia – Area Euro.

Prezzo industriale del gasolio (€/litro, medie mensili) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

La dinamica del prezzo del diesel tasse escluse è speculare a quella della benzina con il prezzo che passa da 0,593€/lt di settembre a 0,595€/lt. In termini tendenziali la crescita è del 20% (+6% da gennaio). Rispetto ai principali Paesi UE, si registrano differenziali analoghi a quelli della benzina: il diesel italiano è allineato allo spagnolo, 5-6 €ç più caro di quello francese e tedesco e 9€ç/litro rispetto al Regno Unito.
Differenziale Italia – Area Euro del prezzo industriale del gasolio (€ cent/litro, gen-2008-ott-10) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

In evidente calo il differenziale del prezzo del diesel a monte di tasse e accise tra Italia e Area Euro (da 3,3 a 2,8 centesimi/litro); la media annuale è 3,1 €cent al litro.
IN DISCESA LA BENZINA ALLA POMPA, LIEVE CRESCITA DEL DIESEL
Prezzo al consumo della benzina (€/litro, medie mensili) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

A ottobre il prezzo della benzina tasse e accise incluse è 1,352 €/litro (era 1,355 a settembre), corrispondente ad un aumento del 7,4% in termini tendenziali (+4,4% da inizio anno). Il prezzo finale della benzina è in linea con quello vigente nei principali Paesi europei: la benzina italiana alla pompa è 2 centesimi più cara della francese e 2 centesimi in meno di quella inglese e tedesca; il differenziale con la media dell’Area Euro è nullo.

Benzina, prezzo industriale e componente fiscale (€/litro, prezzi del 18 ottobre 2010) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

Considerando la componente fiscale del prezzo della benzina, l’Italia presenta valori inferiori a quelli degli altri Paesi considerati (con eccezione della Spagna dove vige un’IVA al 16%), 3 centesimi meno della francese e della media dell’Area Euro, 8 della tedesca e 10 dell’inglese.
Prezzo al consumo del gasolio (euro/litro, medie mensili) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

A ottobre il diesel alla pompa in Italia costa 1,222€/litro (era 1,219 a settembre). Nel corso dell’anno, dopo aver guadagnato un decimo di euro tra febbraio e giugno (da 1,14 a 1,24€/lt), il diesel ha perso 3 centesimi a luglio, per recuperarne uno nell’ultimo bimestre. In termini tendenziali, il carburante presenta un aumento del 11% (+7,3% da gennaio). Nel raffronto internazionale, il diesel alla pompa italiano risulta 6 centesimi più caro del francese, allineato al tedesco e ben 15 centesimi meno che nel Regno Unito.
Gasolio, prezzo industriale e componente fiscale (euro/litro, prezzi del 18 ottobre 2010) – Fonte: Elaborazioni Osservatorio Prezzi e Tariffe – MSE su dati Commissione Europea – Clicca per ingrandire

I dati settimanali evidenziano, per il gasolio italiano, una componente fiscale superiore di 2 centesimi rispetto alla media dell’Area Euro, allineata alla francese ed inferiore, rispettivamente, di 25 e 4 centesimi, a Regno Unito e Germania.
Torna all’Indice


Newsletter dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe N. 09/2010
A cura del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione
Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica
MSE IPI

FacebookTwitterGoogle+LinkedInCondividi

Gestione rifiuti. Le scelte adottate dalla Regione Valle d’Aosta e le loro conseguenze sulle tasche dei cittadini- utenti: i costi attualmente sostenuti saranno da moltiplicare per tre.

La scelta della Regione Valle d’Aosta non appare convincente e comporterà sicuri aggiori costi per le tasche dei cittadini-utenti.

Ad oltre un anno dalla decisione assunta dall’Amministrazione Regionale non sono ancora chiare le reali conseguenze sulle tasche dei cittadini della nuova gestione dei rifiuti. Di certo, ad oggi, risulta solo l’importo del bando per la fornitura del servizio smaltimento pari a 220 milioni di euro (11 milioni per ogni anno di attività).

Per il Codacons Vda è una cifra inspiegabilmente enorme , soprattutto tenendo conto che, con l’ipotetica “valorizzazione energetica” della materia, ci dovrebbero essere cospicui ricavi provenienti dalla vendita dell’energia elettrica prodotta.

Perché  non diminuiscono i costi sostenuti dai cittadini?

Perché si sceglie un bando di fornitura di servizi e non l’acquisto dell’impianto?

Perché l’energia prodotta e venduta non può andare a vantaggio dei cittadini?

Perché non comparare prima i dati relativi al bilancio economico finanziario e poi arrivare ad una scelta più consapevole?

Perché prima è avvenuta la scelta della tecnologia/impianto e poi la valutazione dei costi?

Di sicuro non è stata presa in considerazione la strada più economica cioè la produzione del CDR (combustibile da rifiuto) e l’invio del materiale residuo fuori Valle presso cementifici appositamente autorizzati.

Con questa scelta si otterrebbero anche indubbi vantaggi ambientali.

La decisione assunta in Consiglio regionale senza aver preso in considerazione un bilancio economico-finanziario dei vari scenari può rivelarsi fuorviante.

Si rileva, inoltre, che con impianti più leggeri (senza impianti di incenerimento) e con una migliore organizzazione, tenuto conto dei volumi di produzione (l’intera Valle d’Aosta produce materiali da riciclo come un quartiere di una grande città circa 30.000 tonnellate annue), la spesa a carico dei cittadini sarebbe potuta essere molto più contenuta.

L’applicazione di semplici regole di buona condotta amministrativa avrebbero imposto maggiore trasparenza e una migliore valutazione delle proposte formulate da parte delle associazioni attive nel settore specifico ( nello specifico si vedano le proposte presentate da Comitato Rifiuti Zero, Amici del Viale della Pace e  Legambiente Vda.

Si rileva inoltre che gli strumenti di informazione adottati non si avvicinano minimamente agli strumenti di partecipazione civica messi in atto in altre realtà territoriali.

La scelta della Regione Valle d’Aosta non appare convincente e comporterà sicuri aggiori costi per le tasche dei cittadini-utenti.

La mancanza di incentivi e sanzioni specifiche nell’ambito della gestione rifiuti, inoltre, non spinge verso obiettivi virtuosi, mentre non appare condivisibile la scelta adottata in data 3 novembre 2010 di non attivare, come previsto dall’attuale normativa, una idonea raccolta e gestione della frazione organica.

Lo scenario “Valle d’Aosta virtuosa – zero waste” (con raccolta separata della frazione organica) presentato nel corso delle audizioni consiliari  non pubbliche (il regolamento del Consiglio Regionale non prevede una completa trasparenza dei lavori all’interno delle commissioni) prevede una spesa di tre o quattro volte inferiore rispetto allo scenario indicato dall’Amministrazione regionale. Non risulta, altresi, essere stato preso in considerazione lo studio del 24 novembre 2009 che valuta positivamente il “Metodo di Riciclo Vedelago” che con una semplice costruzione di un centro di pre-selezione ed estrusione avrebbe consentito di ottimizzare la raccolta differenziata e diminuire il materiale da avviare in discarica, con risparmio di soldi per tutti  i cittadini coinvolti che giova ricordarlo pagheranno il conto.

BONUS VALLENERGIE

Fino al 25 settembre 2010 è possibile richiedere il buono sconto pari a Euro 45,00 frutto dell’accordo di conciliazione con Vallenergie.

Il Codacons Valle d’Aosta, al fine di agevolare i cittadini-consumatori che hanno i requisiti previsti dall’accordo, segnala  che lo sportello di Aosta  via Abbé Gorret, 29 sarà aperto al pubblico anche sabato 25 settembre 2010 con il seguente orario:
Mattino 09,00-12,30
Pomeriggio 14,30-17,30.

Il Codacons Valle d’Aosta, al fine di agevolare i consumatori che hanno i requisiti previsti dall’accordo, informa che lo sportello di Aosta sito in via Abbé Gorret, 29 sarà aperto al pubblico anche sabato 25 settembre 2010 con il seguente orario:Mattino 09,00-12,30Pomeriggio 14,30-17,30.
Ecco i passi da seguire:

  1. presentarsi con una bolletta Vallenergie e con un documento d’identità valido
  2. essere residenti in Valle d’Aosta ed essere titolare della fornitura di energia elettrica nel periodo 2008/2009
  3. non aver presentatola domanda per lo sconto nel 2009
  4. l’importo riconosciuto per il biennio 2008/2009 è di € 45,00. In caso di fruizione del servizio inferiore all’anno l’importo sarà proporzionato al numero di mesi di effettivo possesso dei requisiti.

Vacanze rovinate: i consigli del Codacons Vda

Oggetto: Vacanze rovinate e Tour operator: il Codacons Vda ricorda ai (cittadini-consumatori) turisti al rientro dalla vacanze che hanno 10 giorni per esercitare i propri diritti in caso di vacanza rovinata.
Il Codacons Vda ricorda che chiunque abbia subito un disagio o un danno durante le vacanze deve esercitare tempestivamente i propri diritti. I tempi per contestare i disguidi o disagi subiti sono stretti. Il cittadino-consuamtore deve richiedere, ai sensi dell’art. 98 del Codice del Consumo (D.lgs. n. 206 del 6/09/2005), il risarcimento dei danni subiti inviando all’organizzatore del viaggio una raccomandata a.r. entro e non oltre 10 giorni lavorativi dal rientro. Non c’è bisogno di quantificare in questa sede il danno. L’utente può procedere personalmente o per il tramite di una associazione dei consumatori. Il Presidente del Codacons Gianpiero Marovino precisa quanto segue: “ Si è potuto riscontrare che spesso le aziende (tour operator) non rispondono alle lettere del singolo consumatore o lo fanno con una lettera standard (uguale per tutti) in cui si respinge la richiesta di risarcimento e/o
rimborso, in modo da scoraggiare il cittadino-consumatore nella sua giusta pretesa”.
Si consiglia di conservare tutta la documentazione utile per dimostrare gli eventuali danni subiti (sono utili le fotografie ed i filmini fatti, scontrini e fatture per spese sostitutive), nonché il catalogo ufficiale da cui si è scelto il viaggio, utile per dimostrare le promesse non mantenute.
Per la tutela è possibile rivolgersi ad un giudice, chiedendo il risarcimento del danno subito, sia patrimoniale (il rimborso dei costi sostenuti per servizi non resi), sia morale (il cosiddetto “danno da vacanza-rovinata) sia per non aver potuto godere della tranquillità che sarebbe stato lecito attendersi da una vacanza.
Il Presidente del Codacons Vda ricorda che “l’azione si prescrive in un anno, salvo che per i danni alla persona (tre anni)” .  Fino all’importo di 516,46 euro il cittadino può stare in giudizio personalmente, senza l’assistenza di un avvocato. Qualora non si sia ottenuta soddisfazione direttamente si consiglia di rivolgersi al Codacons Vda per la tutela dei propri diritti,
richiedendo un apposito appuntamento per telefono oanche utilizzando il sito web www.codacons.vda.it oppure direttamente presso gli sportelli della nostra sede in orario d’ufficio

Osservazioni/integrazioni al Piano regionale per la salute e il benessere sociale 2010-2012 della Valle d’Aosta.

Si riportano di seguito le prime osservazioni inviate agli Uffici competenti dell’Assessorato Regionale alla Sanità e Politiche sociali. Non appena saranno pervenute ulteriori nuove indicazioni si provvederà ad inoltrarle.

Si invitano tutte le associazioni del Terzo Settore (Volontariato o Associazioni di promozione sociale) operanti in Valle nonchè i cittadini interessati ad inviarci o a rendere disponibili le proprie osservazioni e/o proposte.

Si ringrazia anticipatamente.

Il Codacons VdA in relazione alla bozza di piano pubblicata sul sito www.regione.vda.it alla voce “sanità” e facendo seguito al primo incontro avvenuto in data 5 luglio 2010, avanza alcune osservazioni e proposte di integrazione della bozza di lavoro. Si riserva, inoltre, di inviare ulteriori elementi qualora gli stessi siano meritevoli di inserimento nel piano definitivo.
Si ritengono ampiamente condivisibili gli obiettivi indicati a base del piano regionale quali la razionalizzazione dell’attività di prevenzione e cura, il potenziamento della continuità assistenziale e la domiciliarità delle cure, l’impegno a mantenere alti i livelli di prestazione all’interno delle strutture in ambito ospedaliero. Si rileva, per contro, come molte indicazioni appaiono troppo generiche anche tenendo conto di quanto formalizzato nel precedente piano regionale in cui per i vari capitoli risultavano indicati appositi indicatori e cronoprogrammi. Con l’occasione si segnala che per alcuni obiettivi prefissati nel precedente piano non risulta possibile individuare gli opportuni riscontri.

Si propone pertanto di integrare la bozza con i seguenti punti:

  1. Riconoscimento del ruolo e delle potenzialità delle associazioni dei consumatori nel settore sanitario, in particolare nelle fasi relative alla programmazione e alla rilevazione degli standard di qualità e per gli iter relativi alla semplificazione burocratica, nonché nella individuazione dei LEA regionali.
  2. Avvio a livello regionale del progetto di “audit civico sanitario” come già realizzato in 6 regioni e 134 Asl.
  3. Indicazione in modo più specifico dei Lea regionali
  4. Indicazione in dettaglio degli obiettivi di razionalizzazione della spesa
  5. Istituzione di apposita “area pediatrica” nell’ambito della struttura ospedaliera
  6. Adozione dell’obiettivo della programmazione partecipata con il coinvolgimento costante degli attori sociali (associazioni del terzo settore con obiettivi specifici), nonché di un sistema di valutazione verificabile, controllabile e aperto alla consultazione da parte delle associazioni dei consumatori basato su indicatori di qualità ed affidabilità garantendo sempre la partecipazione dei cittadini, cioè il punto di vista esterno del cittadino-utente
  7. Indicazione in modo più puntuale delle modalità di integrazione socio-sanitaria con l’insieme di tutte le politiche rivolte alla persona.
  8. Avvio del progetto “codice d’argento” (già attuato in alcune regioni, previo adattamento alla realtà regionale) finalizzato a diminuire i ricoveri ospedalieri inappropriati di persone anziane.
  9. Piano di zona: attivazione in tempi brevi del percorso di avvio concreto.
  10. Interventi in campo odontoiatrico (prevenzione e cura) facilitando l’accesso ai pazienti bisognosi di protesi.
  11. Evitare le sofferenze e il dolore non necessari: ogni individuo ha il diritto di evitare quanta più sofferenza possibile, in ogni fase della sua malattia. Prevedere monitoraggio periodico del fenomeno attraverso apposite iniziative in collaborazione con le associazioni già operanti nel settore.
  12. Riconoscimento malattie invalidanti: aggiornare l’elenco patologie invalidanti inserendo i pazienti cefalalgici.
  13. Prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro: indicazione di maggiori dettagli e di fondi destinati alla formazione specifica.
  14. Donne oggetto di violenza: il piano non sviluppa adeguatamente le problematiche attinenti alle donne in particolare a quelle oggetto di violenza fisica e psicologica. La struttura in essere prevede solo un’accoglienza di donne (anche con bambini) ma esclude le donne con a carico genitori con patologie gravi. Molte famiglie o cittadini italiani di origine extracomunitaria impongono alle figlie (ancora minorenni) il matrimonio combinato ed obbligatorio. In Francia sono già attivi servizi di sostegno e campagne di informazione presso le popolazione a rischio.
  15. Tate familiari: si propone l’attivazione di un nuovo corso.
  16. Anziani e microcomunità (pubbliche e private): adozione di modalità uniformi e preventive per avviare la ristrutturazione e messa in sicurezza delle strutture previo coordinamento con gli organi di vigilanza ad esso deputati. Si segnala che molte famiglie sono divise e non abitano neppure nello stesso paese. In molti casi la struttura esterna è l’unica via percorribile. Valutare la possibilità di introdurre piccole strutture miste dove venga dato un servizio di base (notturno e di assistenza) e che possa essere autogestito dai parenti, oppure strutture per i quali gli anziani usano la pensione e si autogestiscono (con costi limitati a carico del bilancio regionale).
  17. Asili nido: si rileva che la copertura sul territorio non risulta sufficiente. Sono molte le famiglie escluse negli anni passati che si sono dovute “arrangiare”. Il numero di richieste è destinato a crescere. Per gli asili sul territorio si tratta di valutare un aumento della disponibilità dei posti e permettere l’accesso con deroghe motivate anche ai residenti fuori comune (per tutta la Valle d’Aosta). Promuovere una analisi su tutte le strutture per capire meglio le criticità e gli spazi di intervento, senza spreco di risorse.
  18. Minori e disabilità: potenziare la formazione specifica e personale nel settore di intervento relativo ad assistenti sociali, educatrici e psicologi con specializzazione sui vari settori: minori, adulti oggetto di violenza, disabilità, separazioni conflittuali ecc…  In molti casi il personale è assunto ad ore e non sempre ha la preparazione specifica e l’aggiornamento allo specifico tipo di intervento necessario. E importante prevedere personale non saltuario con specifica formazione e possibilità di seguire la famiglia e soprattutto i minori.

Con l’occasione si include apposita scheda illustrativa del progetto “Audit civico sanitario“.
L’Audit civico è un’analisi critica e sistematica dell’azione delle aziende sanitarie promossa dalle organizzazioni civiche, orientata a:
• dare uno spessore concreto alla centralità, sempre invocata ma poco praticata, del punto di vista del cittadino;
• rendere trasparente e verificabile l’azione delle aziende sanitarie;
• prevenire il rischio che la maggiore autonomia dei governi regionali e locali si traduca in una diversificazione dei diritti dei cittadini e degli standard dei servizi.

L’Audit civico si fonda su una metodologia volta a:
• creare un contesto che rende possibile la collaborazione attiva fra cittadini e aziende;
• produrre informazioni, non attingibili per altra via, utili per colmare le lacune delle altre procedure di valutazione;
• evidenziare le aree critiche ed individuare le azioni correttive praticabili.

L’Audit civico si propone di rispondere a quattro domande che nascono dall’esperienza del cittadino comune nei servizi sanitari:
1. In quale misura l’organizzazione dei servizi sanitari assume la centralità dell’utente?
2. Quale attenzione viene riservata alla qualità della vita e alla sicurezza dei malati nelle percorsi clinici e assistenziali?
3. Quale ruolo attivo viene riconosciuto alla partecipazione dei cittadini nel miglioramento dei servizi sanitari?
4. Come risponde l’azienda sanitaria ai problemi ritenuti urgenti dalla comunità locale?

La struttura di valutazione messa a punto da Cittadinanzattiva è, ad oggi, articolata in 4 componenti, 12 fattori e 380 indicatori.
La prima componente riguarda l’orientamento ai cittadini, cioè l’attenzione dimostrata dall’azienda per ambiti spesso problematici per gli utenti dei servizi sanitari, comprende i seguenti fattori;

  • accesso alle prestazioni sanitarie;
  • tutela dei diritti e miglioramento della qualità;
  • personalizzazione delle cure, privacy e assistenza ai degenti e alle loro famiglie;
  • informazione logistica e sanitarie, comunicazione ed educazione;
  • comfort – prestazioni alberghiere.

La seconda componente si riferisce all’impegno dell’azienda nel promuovere qualità della vita e la sicurezza dei malati nei seguenti ambiti:
• sicurezza dei pazienti;
• sicurezza delle strutture e degli impianti;
• malattie croniche e oncologia;
• gestione del dolore;
• prevenzione.

La terza componente è il coinvolgimento delle organizzazioni civiche nelle politiche aziendali, con due fattori di valutazione:
• attuazione e funzionamento degli istituti di partecipazione degli utenti;
• altre forme di partecipazione e interlocuzione cittadini/azienda sanitaria.

La quarta componente concerne la capacità di risposta dell’azienda sanitaria ad un problema concreto vissuto come urgente dalla comunità locale. Ogni fattore è indagato attraverso la rilevazione di una serie di indicatori, raccolti in una matrice per la valutazione civica nei servizi sanitari. La matrice contiene circa 380 indicatori ed è articolata in 3 livelli:
• il primo livello contiene gli indicatori applicabili all’azienda sanitaria nel suo complesso (livello aziendale);
• il secondo livello contiene gli indicatori relativi agli ospedali (livello dell’assistenza ospedaliera);
• il terzo livello contiene gli indicatori relativi alla medicina di famiglia, alle cure domiciliari, alla medicina specialistica territoriale e ai servizi di salute mentale e per le tossicodipendenze (livello delle cure primarie).

Per ogni fattore e per ogni livello di applicazione vengono calcolati gli indici quantitativi di adeguamento agli standard (IAS), che esprimono in quale misura i valori raccolti per gli indicatori raggruppati in un fattore di valutazione corrispondono ai “valori attesi”, vale a dire agli standard di riferimento. Il calcolo degli IAS permette di integrare la valutazione locale con il benchmarking e cioè con la valutazione comparativa tra le diverse realtà aziendali.

L’Audit civico è condotto da una équipe operativa, composta da cittadini volontari e operatori indicati dalla Direzione sanitaria, con un responsabile aziendale nominato dalla Direzione generale e un responsabile civico designato dalle Organizzazioni aderenti. I cittadini volontari sono sia aderenti di organizzazioni civiche sia cittadini che comunicano la propria disponibilità rispondendo a bandi pubblici di comunicazione.
L’équipe dopo uno specifico addestramento e con l’assistenza tecnica delle Associazioni aderenti provvede a:

  • definire il progetto locale;
  • raccogliere i dati;
  • redigere il rapporto di valutazione;
  • definire le aree critiche e le azioni di miglioramento;
  • verificare gli esiti attraverso la realizzazione di un nuovo ciclo di valutazione, garantendo la pubblicità e la trasparenza della valutazione.

Le valutazioni locali saranno integrate con le azioni necessarie per garantire il raccordo con le politiche regionali (accreditamento, monitoraggio del sistema, sviluppo degli Urp e dei sistemi di qualità, valutazione dei dirigenti).

mail to: info@codacons.vda.it