In onda la soap “continuavano a chiamarlo trenivda”

Come previsto, torniamo ancora una volta alla oramai infelice soap tra trenitalia e regione, e soprattutto ad essere ricattati dalla società Trenitalia.
Nel corso di una riunione con le altre associazioni e la Regione Valle D’Aosta avevamo espressamente richiesto l’istituzione di un piano B inerente il rapporto con Trenitalia, ma la proposta venne respinta dal resto dei presenti alla riunione.
Vogliamo quindi ribadire il nostro principio, e condurre,  la discussione sul problema principe: Perchè trenitalia ci può ricattare portandoci all’isolamento? Perchè sarebbe un disastro la riduzione dei treni?
La risposta è semplice quanto drammatica, perchè siamo facilmente ricattabili.
Non abbiamo né un piano B né  probabilmente un piano A. Abbiamo infatti rinunciato ad un servizio pubblico via terra eliminando praticamente tutti gli autobus per Milano e Torino, abbiamo le tariffe più alte d’Italia per i pedaggi dell’autostrada, gli studenti universitari oramai privi dei buoni trasporto preferiscono affrontare il viaggio in auto, anche per evitare incontri poco graditi sul treno e l’aeroporto non è si è mai sviluppato, né si sa se e quando partirà.
Abbiamo praticamente dato in mano a Trenitalia le chiavi d’ingresso alla nostra regione, la stessa Trenitalia che considera la nostra tratta un ramo secco. Sembriamo di fatto inseguire una sola donna che ci ha fatto capire in tutti i modi che non ci ama.
Fino a quando questo tira e molla potrà durare? od ancora peggio, quando Trenitalia ci volterà definitivamente le spalle? Temiamo che finirà, come sempre, in questi casi, tanti soldi spesi per un’emergenza che non accontenterà nessuno.

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CONSUMI: DAL 2007 AD OGGI DRAMMATICO CALO PARI A 80 MILIARDI DI EURO

OLTRE 3.300 EURO. ABBIGLIAMENTO, CALZATURE E TRASPORTI I SETTORI PIU’ COLPITI
NELLO STESSO PERIODO RADDOPPIA IL NUMERO DEI DISOCCUPATI, +1,7 MILIONI
(fonte: Sede nazionale) I consumi in Italia hanno fatto registrare un calo drammatico dal periodo pre-crisi ad oggi. Lo denuncia oggi il Codacons, che fornisce i dati sulle minori spese degli italiani.
Dal 2007 ad oggi i consumi in Italia sono scesi della maxi-cifra di 80 miliardi di euro. Ciò significa che ogni famiglia in 7 anni ha ridotto mediamente gli acquisti per oltre 3.300 euro, ossia una riduzione dei consumi pari a più di 1.300 euro procapite, neonati compresi.
Tra i settori più colpiti dai tagli di spesa operati dalle famiglie troviamo i trasporti (-23%), abbigliamento e calzature (-17%), mobili per la casa ed elettrodomestici (-12%). Ma si riducono anche i consumi primari, con gli alimentari che scendono in 7 anni del -11,5%.
Nello stesso periodo raddoppia il numero dei disoccupati: se nel 2007 il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat era di poco superiore al 6% (6,1%), oggi siamo al 12,6%. I disoccupati sono così passati da 1.506.000 del 2007 ai 3.220.000 del 2014, ossia 1.714.000 cittadini senza lavoro in più in soli sette anni.
“Questi numeri danno la dimensione della gravissima crisi vissuta dal nostro paese – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Sono anni che gli allarmi sullo stato economico disastroso delle famiglie lanciati dal Codacons rimangono inascoltati dalle istituzioni. Il Governo in carica, con il bonus da 80 euro in busta paga, ha gettato solo una goccia nel mare, del tutto insufficiente a risollevare i bilanci familiari. Per tale motivo chiediamo un incontro urgente al Premier Matteo Renzi, affinché ascolti le nostre proposte per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie e per rilanciare i consumi e salvare il commercio” – conclude Rienzi.

RICETTA MEDICA ROSSA IN FORMATO DIGITALE IN VALLE D’AOSTA.

In riferimento all’introduzione della ricetta elettronica, il Codacons vda ha chiesto a tutti i soggetti coinvolti  maggiori informazioni e soprattutto una date certa di avvio del progetto defintivo.  In altre regioni  (Veneto e Friuli)  dopo una sperimentazione di sei mesi da settembre 2014 ha preso  avvio il progetto “ricetta rossa digitale”.

A regime l’utente-cittadino si rivolgerà con la tessera sanitaria in farmacia per ritirare le medicine prescritte dal proprio medico curante.  Con l’avvio del progetto “fascicolo sanitario digitale” anche il semplice promemoria cartaceo non servirà più, tutti i dati confluiranno nel  fascicolo sanitario elettronico del paziente.

A regime con questo progetto si avranno risparmi e  controlli più efficaci e precisi sulla spesa sanitaria.

I vantaggi per il cittadino: potrà rivolgersi direttamente in farmacia con la propria tessera sanitaria per ritirare farmaci ricorrenti , senza più rivolgersi di persona al medico per dover ritirare una  ricetta cartacea. I medici curanti dovrebbero favorire soprattutto per i farmaci ricorrenti  la possibilità di richiesta per telefono o via mail per evitare file e tempi di attesa lunghi.

E’ urgente, quindi ,  individuare una cabina di regia e prevedere un percorso di informazione  e sensibilizzazione dei soggetti coinvolti per arrivare a dematerializzare in modo completo la “vecchia” ricetta rossa.

Cambiate le regole per gli acquisti su internet, ora si ha tempo 14 giorni per il recesso.

A partire dal  13 giugno sono entrate in vigore le modifiche al Codice del Consumo (D. Lgs. 206/2005) introdotte dal D. Lgs. 21/2014 in recepimento della Direttiva 2011/83/UE. Le modifiche riguarderanno sostanzialmente i diritti dei consumatori e avranno impatto tra l’altro sui contratti conclusi via internet nell’ambito di attività di vendita on-line di prodotti e/o servizi. Da ciò deriverà la necessità di adeguamento dei siti web che svolgono attività di e-commerce, per evitare di incorrere in sanzioni.
Le modifiche più rilevanti riguardano senza dubbio il diritto di recesso garantito al consumatore, che viene ampliato: il consumatore avrà 14 giorni per recedere dal contratto (attraverso una qualsiasi dichiarazione ovvero la compilazione del modulo standard previsto dal Codice del Consumo), e altri 14 per restituire la merce e ottenere il rimborso. Parallelamente, il venditore dovrà restituire il pagamento – incluse le eventuali spese di consegna “standard” – entro 14 giorni da quando ha avuto notizia della volontà del compratore di recedere dal contratto, fermo il diritto di trattenere il rimborso fino a quando avrà ricevuto i beni ovvero prova documentale della loro spedizione da parte dell’acquirente. Il compratore dovrà quindi farsi carico delle sole spese di restituzione dei beni, e nemmeno di queste qualora il venditore abbia omesso di avvertirlo che tali spese sono a suo carico.
Se il venditore non fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso, il periodo di recesso termina dodici mesi dopo la fine dei 14 giorni iniziali; tuttavia, il venditore può in qualche modo “rimediare”, fornendo al consumatore le informazioni sul recesso entro tali dodici mesi: in tal caso, il periodo di recesso termina 14 giorni dopo il giorno in cui il consumatore riceve le informazioni.
Le nuove norme prevedono poi maggiori obblighi informativi a carico del venditore. In primo luogo, il venditore deve garantire che, al momento di inoltrare l’ordine, il consumatore riconosca espressamente che l’ordine implica l’obbligo di pagare; di conseguenza, se l’inoltro dell’ordine implica di cliccare su un pulsante, questo dovrà riportare in modo facilmente leggibile soltanto le parole “ordine con obbligo di pagare” o una formulazione corrispondente. Se il venditore non osserva tale obbligo, il consumatore non è vincolato dal contratto o dall’ordine. In secondo luogo, il venditore dovrà indicare, al più tardi all’inizio del processo di ordinazione, se si applicano restrizioni relative alla consegna e quali mezzi di pagamento sono accettati. Infine, il venditore dovrà fornire al consumatore la conferma del contratto concluso su un mezzo durevole, entro un termine ragionevole dopo la conclusione del contratto a distanza e al più tardi al momento della consegna dei beni oppure prima che l’esecuzione del servizio abbia inizio.
Tra le norme più rilevanti va ricordata anche quella sul passaggio del rischio: il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni, a meno che il vettore sia stato scelto dal compratore.

Firmato giovedì l’accordo con C.V.A. per la risoluzione delle controversie.

Con la firma di un Protocollo di Conciliazione Paritetica tra le Associazioni dei Consumatori, i clienti di Cva Trading potranno dirimere le problematiche connesse alla fornitura di energia elettrica.

L’intesa, raggiunta giovedì scorso, fa seguito ad una richiesta inoltrata da Federconsumatori, Adiconsum, Avcu, Adoc, Codacons e Casa del Consumatore.

L’obiettivo è di consentire ai cittadini valdostani di risolvere in maniera più rapida e regolamentata le eventuali controversie che dovessero sorgere nei confronti di CVA Trading, sia in qualità di fornitore su mercato libero che di esercente la maggior tutela.