Da lunedì 12 aprile fino a quando le società non correggeranno le pratiche e condizioni, tornando all’interno della normativa vigente, American Express, Diners e Fiditalia-Eureka non potranno emettere nuove carte, tantomeno quelle revolving.
Già sono conosciuti i pericoli di queste carte come la poca trasparenza, esose condizioni tra tassi e more, ma la cosa più importante da ricordare è il tasso di interesse che supera ampiamente il tasso d’usura.
Se il limite da non superare è 25,23%, queste carte arrivano anche a superare la sogli del 54%!
Il Codacons ha già annunciato la sua class action, ora c’è anche lo stop della Banca d’Italia.
Ricordiamo sempre molta cautela nella decisione di questo genere di carte, arrivare ad alti tassi di interesse è molto semplice.
Attenzione alle Revolving Card
Poter pagare un bene in assenza di liquidità sul conto corrente, chiedere un finanziamento senza aprire pratiche, sono tutte cose molto interessanti, ma quando si tratta di calcolare poi gli interessi su questo ‘fantastico’ servizio, iniziano i problemi.
L’American Express è finita sotto accusa per i tassi da usura.
Facciamo un passo indietro, tutto parte dalla Procura di Trani e dall’indagine dei magistrati pugliesi sui presunti interessi applicati dall’American Express ad alcuni possessori di carte di credito revolving, Gold e Blu. In caso di ritardato pagamento gli interessi arrivavano fino al 54%, un tasso ben sopra la soglia di usura stabilita dalla Banca d’Italia.
Il problema però non è circoscritto all’American Express.
Con queste carte, nel caso di ritardato pagamento, all’utente vengono addebitati interessi di mora, penali legate a rate insolute, spese di recupero crediti, e tante altre più o meno piccole spese.
Attenzione quindi a tutti i risparmiatori che hanno questo tipo di carte, è importante controllare la propria situazione per evitare di incorrere in questi problemi.
Qui non basta solo controllare il Tan e il Taeg, è necessario controllare a quanto ammontano gli interessi di mora, le commissioni di ritardato pagamento, spese per i solleciti di pagamento e molto altro ancora al fine di non incorrere in tassi che rischiano di strozzare l’utente.
Telecom Italia e il nuovo tranello
L’Antitrust ha sanzionato con 115mila euro la società Telecom per l’offerta Tim Tutto Compreso 30 per la violazione degli articoli 20, 22, comma 1, 24 e 25 del Codice del Consumo, in quanto l’offerta è stata posta in essere “secondo modalità contrarie alla diligenza professionale e idonee a limitare considerevolmente, o addirittura escludere, la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio”. L’ammontare della sanzione in realtà è stato decurtato di 10mila euro in quanto il gestore ha tenuto un comportamento collaborativo adottanto una serie di misure a favore dei consumatori volte ad affrontare le problematiche oggetto di contestazione.
Qual era l’offerta?
Nell’offerta “Tutto Compreso 30” è prevista una tariffa di importo contenuto per la navigazione wap effettuata entro specifiche soglie di traffico dati in un arco temporale determinato, oltre il quale, però, le tariffe applicate risultano estremamente onerose.
Con un canone mensile di 30 euro e un contratto minimo da 24 mesi si poteva usufruire di:
a) un telefono cellulare da scegliere tra una lista predefinita di modelli;
b) 250 minuti di chiamate gratuite nazionali verso tutti i numeri di rete fissa e mobili senza scatto alla risposta;
c) 100 SMS verso tutti i numeri nazionali di rete mobile e verso i numeri di rete fissa di Telecom;
d) 10 ore di traffico dati navigazione sulla rete World Wide Web (apn ibox.tim.it) e per consultare la casella di posta utilizzando il telefonino come modem, da consumare nel mese solare; 1 giga byte (GB) di traffico dati per navigazione wap (apn wap.tim.it) direttamente sul telefonino senza costi all’accesso da consumare nel mese solare (c.d. bundle). Il bundle di 1 GB si rinnovava automaticamente all’inizio di ciascun mese e, in caso di esaurimento prima della fine del mese, per il traffico wap over bundle sarebbe stata applicata una tariffa a consumo pari a € 0,04/KB, secondo quanto previsto dal profilo di base.
Dove sta il problema.
L’Autorità ha constatato la mancata previsione di adeguati sistemi di informazione e di controllo a favore dei consumatori.
Questo significa che gli utenti non riuscivano a monitorare il traffico dati e quindi rendersi conto del superamento del bundle (la soglia oltre il quale la tariffa diventa particolarmente onerosa) e vedendosi addebitare così importi estremamente elevati per servizi usati in maniera inconsapevole.
ISTAT: REDDITI FAMIGLIE CALO 2,8% IN 2009, PEGGIO DA ’90
Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è diminuito del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre la spesa si è contratta dell’1,9%. Inoltre il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% su base annua.
Per il Codacons si tratta di dati che confermano per l’ennesima volta che il Governo non ha saputo e voluto difendere il potere d’acquisto delle famiglie ed il reddito disponibile e la capacità di spesa degli italiani. Le conseguenze di questa politica sconsiderata sono consumi finali in tracollo, Pil pari a quello dell’Italia sotto i bombardamenti, cassaintegrati da record, disavanzo primario pari a quello degli anni di Tangentopoli.
In questo modo l’Italia ha aggravato ulteriormente i fondamentali della sua economia già messi a dura prova dalla crisi internazionale e, se non ci sarà una immediata inversione di tendenza, perderà il treno della ripresa, retrocedendo rispetto alla posizione internazionale che occupava prima dello scoppio della recessione mondiale.
Per questo il Codacons rilancia le sue inascoltate 20 proposte. Eccone 10:
- social card doppia da 80 euro al mese e per 4,6 milioni di famiglie
- incentivi pari al 30% del costo dell’elettrodomestico, senza tetti, per tutti i tipi di elettrodomestici ed indipendentemente dalla classe energetica
- riduzione Iva dei prodotti alimentari e del gas
- possibilità di sospendere il pagamento del mutuo per tutti e per 18 mesi
- eliminazione degli “extra-costi’ dalle bollette elettriche
- doppio prezzo (ingrosso e dettaglio)
- vendite sottocosto libere
- orari liberi dei negozi
- definizione del “prezzo anomalo’
- rafforzamento sanzioni Antitrust.
Con i distributori di benzina indipendenti si risparmia fino a 100 euro all’anno
Ecco l’elenco dei distributori indipendenti, CLICCA QUI!
Grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto un ricorso presentato dal Codacons, da oggi è possibile trovare sul sito internet l’elenco completo dei distributori indipendenti di carburanti esistenti in Italia, suddivisi per regione.
“Si tratta di pompe di benzina che non appartengono alle compagnie petrolifere tradizionali, e non presentano quindi i marchi che siamo abituati a vedere lungo le strade o in autostrada – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Grazie a tale ‘indipendenza’ i distributori in questione possono praticare listini più convenienti rispetto alle pompe tradizionali, e i carburanti vengono venduti fino a 8 centesimi di euro al litro in meno. Ciò si traduce in un risparmio fino a 100 euro l’anno sul pieno per ogni automobilista, ipotizzando due pieni al mese. Risparmio che, ovviamente, risulta ancora maggiore al crescere del numero dei rifornimenti annuali. Per tale motivo invitiamo i cittadini, laddove possibile, a fare rifornimento unicamente presso i distributori indipendenti, almeno fino a che il prezzo della benzina non tornerà a livelli accettabili.”
“Le Regioni e lo stesso Ministero dello sviluppo economico continuano a tenere ‘nascosto’ l’elenco delle pompe bianche presenti sul territorio – attacca il Codacons – ma così facendo favoriscono le compagnie petrolifere, che continuano ad arricchirsi grazie ai rincari, e lo stesso Stato, che incrementa le proprie casse ad ogni aumentare dei listini.”
Nell’accogliere il ricorso del Codacons, il CdS ha affermato:“In relazione ai distributori di carburanti, pur essendo vero che nè il Ministero nè le Regioni esercitano funzioni amministrative in relazione al prezzo di vendita dei carburanti, va rilevato che, in sede di razionalizzazione del sistema di distribuzione dei carburanti, l’art. 3, comma 9 del D. Lgs. n. 32/1998, richiamato dall’appellante, ha previsto che “le regioni … effettuano annualmente un monitoraggio per verificare … l’evoluzione del processo di ristrutturazione della rete i cui risultati sono trasmessi al Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato’ al fine dell’esercizio di alcune competenze, restate affidate allo stesso Ministero. I documenti relativi a tale attività non sono, quindi, occasionalmente detenuti dalle amministrazioni, ma sono in loro possesso in ragione di specifiche esigenze connesse a tale attività di monitoraggio. […]
Nel caso di specie… deve essere consentito al Codacons, quale associazione di consumatore avente interesse a conoscere gli esiti dell’attività di monitoraggio inerenti l’elenco dei distributori di carburante, di accedere agli atti in cui tale monitoraggio concerne l’indicazione dei distributori di carburante operanti sul territorio. La richiesta di accesso deve, pertanto, essere accolta sia nei confronti delle Regioni intimate, sia nei confronti del Ministero, che, ricevendo dalle Regioni gli esiti di tale attività, anche detiene i documenti richiesti.”