Dal 1° luglio 2010 la nuova tariffa bioraria per l’energia elettrica

Il 1° luglio del 2010 entreranno in vigore le nuove tariffe biorarie fissate dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG).

Se fino ad ora la maggioranza degli italiani sono sottoposti a tariffe monorarie, dal primo luglio fino all’ultimo dell’anno 2011, si avrà un graduale cambiamento nella direzione obbligatoria della “tariffa bioraria”.

Le fasce di consumo sono tre:
F1 = giorni feriali dalla 8.00 alle 19.00
F2 = giorni feriali dalle 19.00 alle 8.00
F3 = il week-end e i giorni festivi

L’Autorità ha previsto due tariffe biorarie:

  • una denominata “transitoria” che ha come caratteristica una minor differenza di prezzo fra le fasce F1, quella più cara, e le fasce F2/F3, quelle più economiche. Questa tariffa verrà applicata automaticamente alle utenze dotate di contatore telegestito (collegato quindi con la centrale del distributore di energia e leggibile a distanza) dal 1 luglio prossimo e sino al 31.12.2011;
  • l’altra “a richiesta”, il prezzo tra le due fasce è più evidente. Il cliente con contatore telegestito, potrà richiedere da subito al proprio venditore questa tariffa che entro il 1 gennaio 2012 sarà obbligatoria per tutti.

I venditori avranno l’obbligo di dare il preavviso ai propri clienti a partire dalle tre bollette precedenti l’applicazione della nuova tariffa.

Esempio di cambiamento prezzo al cambiare dell’ora in cui si fa utilizzo dell’energia elettrica.

Prezzi stimati per cliente tipo (potenza impegnata 3 kW prima casa, con consumo pari a 2700 kWh/anno, F1 = fascia giorno, F2/F3 = fascia notte/fine settimana, prezzi al 28.06.2010)

F1=20%, F2/F3=80%: 411,96 €
F1=50%, F2/F3=50%: 419,96 €
F1=80%, F2/F3=20%: 427,94 €

Tariffa monoraria AEEG: 425,64 €

Link utili

www.autorita.energia.it
– Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (Trova Offerte)

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Il bonus per chi non ha presentato la domanda per lo sconto regionale sulle bollette Vallenergie

È stato un lungo percorso di conflitti e discussioni, ma alla fine il Codacons è riuscito ad arrivare ad un accordo con Vallenergie per risolvere il contenzioso degli utenti che non hanno presentato entro la fine dello scorso anno la domanda per lo ‘sconto regionale’ del 30 per cento riservata alle utenze prima casa. Una situazione che aveva provocato la perdita del ‘bonus’ per il 2008 e 2009 e interessa circa 15 mila famiglie, sul totale di 45 mila clienti di abitazione principale serviti da Vallenergie.

L’ accordo è stato firmato il 22 giugno nella sede della Vallenergie, alla presenza dell’ amministratore delegato Aurelio Sarno.

Le persone che non hanno presentato domanda entro il 31 dicembre dovranno rivolgersi alle associazioni dei consumatori scegliendo tra quelle che hanno firmato l’ intesa: Adiconsum, Adoc, Casa del Consumatore, Codacons, Federconsumatori, Unione nazionale consumatori, Avcu e Il Paladino del Consumatore. Per il 2008 e 2009 gli utenti si vedranno riconosciuto un ‘bonus’ di 45 euro. A valutare se esistono le condizioni per avere questa facilitazione sarà una commissione di conciliazione paritetica, formata da due conciliatori, uno nominato da Vallenergie, l’altro dall’ associazione dei consumatori. «L’ accordo di oggi – dice Sarno – è un’ ulteriore volontà di garantire un servizio di qualità e di ascoltare le esigenze dei clienti e di soddisfare le loro aspettative». Le associazioni dei consumatori hanno messo nero su bianco la loro posizione: «La procedura di conciliazione consentirà il recupero parziale dello sconto del biennio 2008 e 2009. L’ ulteriore firma del completo protocollo di conciliazione si articolerà su diversi punti, e nel corso del 2011 porterà le associazioni e di conseguenza la Regione ad avere questa procedura riconosciuta a livello regionale. Ha trovato soluzione il problema di chi era rimasto escluso dallo sconto regionale».

Dopo il primo provvedimento del 2008 e il rinnovo per il 2009, all’ inizio di quest’ anno la Regione ha approvato una nuova legge che ‘stabilizza’ l’ aiuto per i prossimi tre anni fino al 2012. Chi non lo ha già fatto in passato, deve presentare la domanda a Vallenergie (o alle altre società che in Valle vendono energia elettrica). Operazione da fare entro il 30 giugno per avere diritto allo sconto retroattivo al 1° gennaio 2010; in caso contrario, la facilitazione sarà valida dal momento di presentazione dell’ istanza. I moduli sono disponibili sul sito www.vallenergie.it, presso le associazioni dei consumatori e presso tutti i Comuni della Valle.

Vallenergie è nata dalla divisione (obbligatoria per legge) delle società con più di centomila clienti che si occupavano in contemporanea di distribuzione e vendita di energia elettrica. Era il caso della Deval, la società nata dopo che la Regione aveva comprato gli impianti di produzione di energia idroelettrica della Valle d’ Aosta. Per Vallenergie è stato un passaggio delicato, con ritardi nell’ invio delle bollette a causa di problemi informatici nel transito dei dati sui clienti da un sistema all’ altro.

È possibile quindi rivolgersi al Codacons per la pratica del riconoscimento del bonus di 45 euro per chi non ha presentato la domanda in tempo. L’associazione seguirà l’utente in maniera gratuita!

Campagna referendaria: L’acqua non si vende

È possibile seguire e leggere tutte le informazioni sul sito della Campagna referendaria. Inoltre, è disponibile la visione del servizio del Tg3 dal titolo “Un milione di firme. Referendum, Acqua bene comune.”

I quesiti referendari:

Primo quesito:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»

Secondo quesito:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008

Terzo quesito:

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?»

PRIMO QUESITO: fermare la privatizzazione dell’acqua

Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.

Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione

Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto.

TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua

Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché  la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che  ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.

Dove firmare

Perché un referendum?

Mozzarelle Blu: Il Codacons studia un’azione legale

L’ufficio legale del Codacons ha avviato le pratiche per studiare azioni legali risarcitorie nei confronti di produttori e distributori delle c.d. “mozzarelle blu”, finite nel mirino dei Nas e della Procura di Torino.
“Indipendentemente dalla reale tossicità del prodotto, sulla quale stanno indagando gli esperti, i cittadini italiani che hanno acquistato le mozzarelle in questione devono essere risarciti per i danni subiti, anche solo quelli legati alla paura e all’ansia per aver consumato un alimento potenzialmente pericoloso per la salute – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – A tal fine, le autorità sanitarie italiane devono accordarsi con il governo tedesco al fine di studiare meccanismi di indennizzo diretto in favore dei consumatori. Resta da capire quale sia il ruolo dell’Efsa in tutta questa vicenda. E’ intollerabile che un’Autorità, il cui compito principale è quello di tutelare la sicurezza alimentare in Europa, non abbia saputo evitare l’ennesimo scandalo alimentare che danneggia ancora una volta solo ed unicamente i consumatori!”.

Banche e costo del denaro in Valle d’Aosta. Poca concorrenza tra i vari istituti di credito.

Il Codacons rileva una sostanziale staticità da parte delle banche presenti sul territorio regionale. Occorre maggiore concorrenza e trasparenza sui conti correnti a cominciare dalle commissioni (troppo salate) su chi va in rosso e una informazione corretta sui rischi per le famiglie che sottoscrivono  mutui a tasso variabile. È difficile per i clienti confrontare le diverse offerte. Per il Codacons Vda non basta la semplice autoregolamentazione monitorata dall’Antitrust, occorre un nuovo intervento legislativo.

Il Codacons  ha messo in campo una serie di azioni deterrenti avviando iniziative di tutela e risarcimento (class action). Gli utenti risparmiatori possono rivolgersi presso la nostra sedi di Aosta.

Il Codacons ritiene importante che il Presidente della Giunta regionale appoggi e sostenga tutte le iniziative che riconoscano e tutelino i titolari dei correntisti, nonché il Codacons e le altre associazioni a tutela dei consumatori che si sono attivate in tal senso. Nello specifico il Codacons ha avviato due iniziative nei confronti di alcune banche in merito alla nullità delle clausole che hanno sostituito il massimo scoperto che riguardano anche consumatori in Valle d’Aosta.

In merito alla recente sentenza del Tribunale di Torino il Codacons rileva che lo stesso non è entrato nel merito delle richieste da noi avanzate  ritenendo inammissibili due delle domande proposte (quelle relative alle commissioni applicate ai conti senza affidamento) in quanto il proponente aveva il conto corrente con l’affidamento. Le altre due domande (quelle relative alla mancata pattuizione esplicita del cosiddetto Tuof e quella relativa alla illegittima natura di clausola penale del Tuof stesso) sono state dichiarate inammissibili perché non proposte nell’atto di citazione originario, ma solo in sede di memoria difensiva successiva.

“Per ora la Banca Intesa Sanpaolo si è salvata in corner” ha dichiarato Giampiero Marovino. Ricordiamoci che  le banche hanno inserito nuove clausole in frode alla legge che ha eliminato nel 2009 la commissione di massimo scoperto.

È necessario che la Presidenza della Giunta della Valle d’Aosta raccolga i dati e aiuti quelle aziende che, avendo chiesto alle banche l’apertura di linee di credito, e che si sono viste, negli anni, addebitare somme esorbitanti per commissioni di massimo scoperto. Le banche devono essere più trasparenti. Il Codacons ricorda agli utenti- risparmiatori che dopo la legge (2 gennaio 2009) che aveva vietato la commissione di massimo scoperto sui conti in rosso senza fido e ridisciplinato le commissioni per quelli con fido. Purtroppo  la situazione per i correntisti non è migliorata, anzi, in base ad un’indagine di Bankitalia su 500 istituti, in circa un terzo dei casi, i costi sono aumentati. Anche l’antitrust ha denunciato un tale comportamento: le banche si sono inventate  nuove voci per aggirare la legge. Il Codacons ha già presentato una prima class action e a breve se ne aggiungeranno altre.