7 maggio: Euromelanoma Day, la cura passa per la prevenzione

Ricorrerà il prossimo 7 maggio la terza edizione dell’Euromelanoma Day, la campagna informativa organizzata da SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse – che prevede incontri informativi con dermatologi su prevenzione e diagnosi precoce del melanoma e dei tumori della pelle presso i Centri Dermatologici italiani.

Un recente studio tedesco ha sottolineato, ancora una volta , che prevenzionescreening della pelle possono diminuire notevolmente l’incidenza del melanoma.

“La prevenzione del melanoma – ha dichiarato Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Universitaria de L’Aquila – inizia anche con un’adeguata esposizione solare. Da un recente studio, che abbiamo condotto in collaborazione con le Università di Graz e l’Arcispedale di Reggio Emilia, emerge, infatti, che circa il 5% di tutti i soggetti con nevi che si espongono al sole applica la crema solare protettiva solo sui nevi piuttosto che sull’intera superficie corporea. Si tratta di un’abitudineprofondamente sbagliata poiché solo una minoranza dei melanomi deriva dalla trasformazione maligna di un nevo pre-esistente; la maggior parte di questi tumori insorge invece sulla cute sana. Per una corretta prevenzione – ha concluso la Prof.ssa Peris – è fondamentale, quindi, che l’applicazione delle creme protettive con alto filtro solare avvenga su tutta la superficie cutanea.”

Il melanoma è un tumore maligno, quello più aggressivo tra tutti i tumori della pelle in termini di mortalità, e colpisce principalmente la popolazione caucasica  tra i 40 e i 60 anni: secondo il rapporto AIRTUM 2009 (Registro Italiano Tumori), in Italia ogni anno si registrano circa 14 nuovi casi di melanoma ogni 100.000 uomini,  oltre 13 casi ogni 100.000 donne.

Il melanoma è in aumento tra i giovani ed è al IV posto dopo mammella, tiroide e linfoma di Hodgkin. I giovani italiani che convivono con un tumore sono quasi 200.000, di cui 15.391 con melanoma.

“Per il melanoma il tasso di sopravvivenza5 anni è pari all’81% – ha commentato la Prof. ssa Caterina Catricalà, Direttore del Dipartimento di Dermatologia Oncologia dell’IFO Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma – ed è fortemente influenzato dallo stadio di avanzamento della patologia. Per questa ragione è fondamentalela diagnosi precoce che prevede, per le persone a rischio, uno screening dal dermatologo munito di dermatoscopio almeno una volta l’anno, un autocontrollo periodico ogni 2-3 mesi di tutta la superficie cutanea e la visita dal dermatologo quando si osserva nel nevo un cambiamento di colore, forma, dimensione oppure quando ne compare uno nuovo.”

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RC Auto, salta tariffa unica per virtuosi. Consumatori contro intervento del MISE

La tariffa unica Nord-Sud per gli automobilisti virtuosi, introdotta con la legge sulle liberalizzazioni, è saltata per un’interpretazione del Ministero dello Sviluppo Economico. L’art. 32 del decreto prevede, infatti, che “per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte”. Ma secondo il MISE quest’obbligo è in contrasto con il principio di libertà tariffaria affermato dalla normativa comunitaria.

E’ quanto ha scritto il Ministero all’Isvap che ha poi diffuso una circolare in meritoIl MISE ha quindi ritenuto che “una ragionevole e legittima interpretazione della norma dovrebbe includere nelle differenziazioni tariffarie, possibili anche per le classi di massimo sconto, quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori (frequenza dei sinistri, livello dei risarcimenti, ecc.)” e che, “per non vanificare la norma, si deve ritenere che da un lato impone una più stringente applicazione e dimostrazione da parte delle imprese di assicurazione di criteri oggettivi di definizione dei meccanismi tariffari per questo specifico aspetto di articolazione territoriale, dall’altro impone all’intero sistema assicurativo un obiettivo di progressiva riduzione anche delle residue e giustificate differenze tariffarie territoriali, in concomitanza con il realizzarsi degli effetti di riduzione dei sinistri e delle frodi”.

Questa interpretazione non è piaciuta a Federconsumatori e Adusbef che contestano anche le motivazioni fornite dal Ministero. Ad esempio, ”il concetto di territorio potrebbe un domani configurare tariffe municipali o di comunità montane”. “L’ emendamento approvato aveva un obiettivo chiarissimo: cercare di porre rimedio ad una situazione che in alcune zone del Sud aveva toccato livelli drammatici – denunciano le Associazioni – Si voleva quanto meno per gli automobilisti virtuosi cercare di metterli su un piano di parità sul territorio nazionale”.

Secondo le Associazioni ”non è condivisibile l’atteggiamento del Ministero che si è allineato, come avviene spesso, sulle posizioni delle compagnie. Ma se il problema esiste e c’era stato il tentativo di porre rimedio, si doveva intervenire  cercando di trovare soluzioni. Purtroppo in questo modo si svuota la norma ma non si risolve il problema. Ormai è tempo di intervenire in modo risolutivo su un sistema bonus/malus che è sempre di più diventato un sistema malus/malus. La situazione in alcune zone del Sud ormai è insostenibile. Gli abusi che le compagnie commettono ai danni degli assicurati con disdette strumentali, svuotando la legge dell’obbligo a contrarre, sono ormai una norma – denunciano le Associazioni.

Stiamo parlando comunque di un settore dove, “solo negli ultimi 3 anni, ci sono stati ncrementi tariffari del 32% pari a 311 euro annui in più”. “Anziché aiutare le compagnie si aiutino i cittadini attraverso verifiche e controlli, norme per una maggiore competitività di sistema, obblighi a contrarre anziché fuggire le proprie responsabilità come già denunciato all’Isvap ed all’Antitrust. Tutto ciò – sostengono Rosario Trefiiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Adusbef e Federconsumatori –  per calmierare le tariffe così esose da comportare fenomeni diventati rilevanti quali la fuga dalla assicurazione obbligatoria e l’utilizzo di contrassegni falsi”.

Uno studio condotto da Supermoney ha dimostrato che le differenze tariffarie possono pesare come macigni sulle tasche dei consumatori: un automobilista modello napoletano paga oltre il 240% in più rispetto a un “cugino” padovano o milanese, un residente a Bari oltre il 160% in più.

E, paradosso dei paradossi, gli italiani oggi sono diventati più prudenti: la classe Bonus-Malus dell’automobilista medio è la quarta, un risultato abbastanza positivo. E’ quanto è emerso daun’indagine condotta da Facile.it, comparatore online del settore RC auto, su un campione di oltre un milione di preventivi di rinnovo della polizza auto. Addirittura ben il 47% del campione ha una prima classe Bonus-Malus. Certo su questo risultato ha inciso l’età media di chi guida nel nostro Paese, circa 40 anni, e il fatto che sono stati compresi anche i preventivi di chi ha dichiarato di aver usufruito delle agevolazioni della Legge Bersani ereditando la classe di merito di un familiare convivente.

“L’analisi dei preventivi di rinnovo – dichiara Alberto Genovese, Amministratore Delegato di Facile.it – dimostra come il profilo assicurativo degli italiani stia progressivamente migliorando, soprattutto per coloro che si rivolgono ai comparatori e ben sanno che confrontando le tariffe di varie assicurazioni possono trovare chi valorizza al meglio il loro buon comportamento di guida”.

Certo il panorama degli automobilisti italiani è variegato: avvantaggiati forse da un numero maggiore di anni passati dietro al volante, gli uomini hanno mediamente una classe di merito migliore rispetto a quella delle donne: in  quarta i primi, in quinta le seconde. Anche la professione incide: i più prudenti sono i pensionati, i vigili urbani e gli altri appartenenti alle forze armate (60,5%). Più sfortunati gli studenti (solo il 14,6% è in prima classe, dato che comunque comprende anche chi ha usufruito dei vantaggi della legge Bersani), gli operai e i disoccupati, rispettivamente con il 44,8% e 46,7% di cittadini in prima classe di merito.

Infine, la Regione più virtuosa è il Veneto, seguita dal Molise e dalla Valle d’Aosta. Si comportano peggio, invece, i cittadini di Puglia (39,8%), Calabria (41,7%) e Lombardia (42,5%).

Clausole contrattuali abusive, dall’Europa una vittoria per i consumatori

Dall’Europa arrivano buone notizie per i consumatori vessati da clausole contrattuali abusive. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che se una clausola contrattuale viene dichiarata nulla a seguito di un ricorso collettivo promosso da un’associazione o organismo a tutela dei consumatori, la legge può prevedere che questa clausola non abbia effetti vincolanti su alcun consumatore che ha stipulato lo stesso contratto.

Il casus belli arriva dall’Ungheria, dove l’autorità nazionale per la tutela dei consumatori ha ricevuto numerose denunce di consumatori nei confronti di un operatore di telefonia fissa che aveva unilateralmente introdotto nelle condizioni generali dei contratti di abbonamento una clausola che le conferiva il diritto di fatturare a posteriori “spese di vaglia” ai clienti, ovvero costi applicati in caso di pagamento delle fatture attraverso vaglia postale. In più, le modalità di calcolo di tali spese di vaglia non erano state descritte nei contratti.

Ritenendo che la clausola fosse abusiva, l’autorità ha chiesto ai giudici ungheresi di accertarne la nullità e di ordinare il rimborso ai clienti delle somme indebitamente versate come “spese di vaglia”.

La Corte, chiamata in causa dal Tribunale ungherese, precisa in primo luogo, che la direttiva comunitaria obbliga gli Stati membri ad accordare la possibilità per persone o enti che abbiano un interesse legittimo a tutelare i consumatori di adire le autorità giudiziarie con un’azione inibitoria affinché queste accertino se clausole redatte per un uso generalizzato presentino un carattere abusivo e, all’occorrenza, ne vietino l’utilizzo.

Per far sì che si realizzi l’obiettivo dissuasivo delle azioni collettive, è necessario che le clausole dichiarate abusive nell’ambito dell’azione non vincolino né i consumatori che siano eventualmente parti nel procedimento né quelli che non lo siano, ma che abbiano stipulato con il professionista in questione un contratto al quale si applicano le medesime condizioni generali. La Corte sottolinea che azioni collettive dirette all’eliminazione delle clausole abusive possono essere promosse prima della loro utilizzazione in contratti.

Secondo la direttiva gli Stati membri sono tenuti a garantire che esistano mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’utilizzazione delle clausole abusive, e i giudici nazionali devono trarre d’ufficio tutte le conseguenze che derivano dall’accertamento della nullità, sicché la clausola abusiva non vincola i consumatori che abbiano stipulato un contratto contenente una tale clausola e al quale si applicano le medesime condizioni generali. Infine, la valutazione del carattere abusivo della clausola deve essere condotta dal giudice nazionale che dovrà verificare se, alla luce di tutte le clausole figuranti nel contratto e della legislazione nazionale applicabile, i motivi o le modalità di variazione delle spese collegate al servizio da prestare siano descritti in modo chiaro e comprensibile e se i consumatori dispongano della facoltà di porre termine al contratto.

Protesi Pip, Parlamento UE chiede misure severe per evitare altri scandali

Un registro delle protesi al seno, controlli più severi, norme di tracciabilità dei prodotti e un sistema di autorizzazione prima dell’immissione sul mercato. Sono queste in sintesi le misure proposte dalla Commissione ambiente, salute pubblica e protezione dei consumatori del Parlamento Europeo per evitare che si verifichino altri scandali come quello delle protesi Pip, applicate a migliaia di donne in tutta Europa.

Si stima che l’azienda francese abbia venduto in tutto il mondo circa 400.000 impianti, utilizzati soprattutto in Regno Unito, Francia, Spagna e Germania; secondo uno studio pubblicato di recente dal Journal of Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery, il rischio di rottura di queste protesi può arrivare fino al 33,8%.

La risoluzione, approvata all’unanimità dai deputati, sottolinea come lo scandalo delle Pip abbia messo in luce la debolezza dell’attuale sistema di certificazione e quello dei controlli effettuati dalle autorità nazionali competenti. Oltre che una mancanza di cooperazione a livello europeo e una mancanza di tracciabilità delle materie prime utilizzate per i dispositivi medici.

Per questo si invita la Commissione Europea a prendere delle misure appropriate, rafforzando i controlli e la tracciabilità dei prodotti, e creando un data base europeo che fornisca allo stesso tempo informazioni sui dispositivi medici disponibili sul mercato, registrazioni di operazioni economiche, vigilanza sul mercato e rilanci la certificazione CE.

Commissioni bancarie, stop a quelle su “scoperti” fino a 500 euro

I clienti delle banche che avranno uno scoperto sul conto corrente al massimo di 500 euro, per non più di 7 giorni ogni trimestre, non dovranno pagare alcuna commissione bancaria. E’ quanto prevede un emendamento dei relatori, Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl) al decreto sulle commissioni bancarie, che ha avuto il via libera dalla Commissione Industria del Senato. Il decreto dovrebbe approdare nell’Aula del Senato il 2 maggio per il via libera.

L’emendamento cambia un articolo del decreto Salva Italia che prevedeva la possibilità di una “commissione di istruttoria veloce” a carico del cliente, determinata in misura fissa in caso di sconfinamento in assenza di affidamento oppure oltre il limite del fido. In Commissione Industria del Senato sono stati presentati emendamenti da tutti i gruppi parlamentari che prevedevano lo stop alle commissioni per piccoli sforamenti di alcuni giorni.

Approvato anche un emendamento, presentato sempre dai Senatori Bubbico e Vicari, che prevede l’istituzione di un Osservatorio permanente sul credito che deve monitorare l’andamento dei finanziamenti erogati, l’eventuale segnalazione da parte del prefetto all’Arbitro bancario finanziario di “problematiche relative ad operazioni e servizi bancari e finanziari” avverrà attraverso “istanza del cliente in forma riservata e dopo che il prefetto ha invitato la banca in questione a fornire una risposta argomentata“. Rispetto al testo del governo si prevede la partecipazione alle riunioni dell’Osservatorio di rappresentati delle associazioni dei consumatori e di quelle delle imprese.